San Rocco e Gioiosa Ionica

Domenica 01 Settembre 2013 21:57 salvatore tropea
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Una frase che ho usato molto in questo periodo, forse troppe volte, ai limiti della noiosa ripetitività: “basta Cristiani part-time!!!”.
Chissà se Papa Francesco, quando l’ha lanciata in un tweet qualche settimana fa, sapeva che, a discapito della modernizzazione informatica della comunicazione della Santa Sede, è un monito che pesa (o dovrebbe pesare) su quanti spesso, troppo spesso, mettono a repentaglio tradizioni religiose con false teatralità e vistose ipocrisie. Quello che fa più rabbia però è proprio la mancanza di coerenza di migliaia di persone (come localmente forse anche universalmente nel mondo) che si ricordano della Chiesa quando c’è una festa patronale, quando c’è da applaudire una statua lignea che entra ed esce da un edificio e non si ricordano di genuflettersi di fronte al Santissimo e stare in silenzio (vedi spiaggia di Copacabana). 
Il “non abbiamo bisogno di cristiani part-time” risuona nel vuoto cosmico di chi non sa nemmeno cosa sia la Chiesa (in quanto organismo) e ci entra una volta l’anno (in quanto edificio sacro, forse due o tre se contiamo Natale e Pasqua, forse).

 
Il “non abbiamo bisogno di cristiani part-time” dovrebbe essere un’ammonizione (non calcistica, non esiste solo quella!), per quanti non riescono a capire che sì la processione è bella ed è fondamentale per la devozione; che sì il ballo votivo, appunto perché votivo, va salvaguardato ma non ad uso e consumo di turisti e frivoli adolescenti che si mettono in mostra pieni di sudore e in abbigliamento da litorale estivo, ma per quanti sentano il bisogno e capiscano il senso di tale gesto. Sì, il suono dei tamburi è bello, tradizionale, caratteristico e serve non per coprire altri rumori o far vedere chi pesta e/o suda meglio, ma per accompagnare lo stesso santo per le vie di un paese magnifico e dalla grande cultura, anche musicale, e per far capire che per un santo e per Cristo non c’è bisogno della filarmonica di Vienna, ma anche un suono apparentemente rude come quello dei tamburi si può trasformare in musica per Dio. 
Il “non abbiamo bisogno di cristiani part-time” fa capire, o dovrebbe, che non basta fare il segno della croce quando passa il santo (sempre se lo si sa fare) o baciarlo timidamente, usandolo più come una marionetta che come una statua di legno consacrata (e non sacra di per sé) per essere veramente parte, come noi laici dovremmo essere, di quella Chiesa chiamata universale, cattolica e apostolica. Tutto questo, inoltre, va a confermare un’altra frase pronunciata da Papa Francesco: “ah, quanto vorrei una Chiesa povera!”. Si riferiva allo IOR? Si riferiva al Banco Ambrosiano?, forse anche a loro, ma soprattutto alla povertà di cuore, all'umiltà dei gesti che fanno comprendere come non ci sia bisogno troppo di fiere, luna-park, fuochi d’artificio, vestiti e magliette, gesti “epici” vicino al santo, e altri eventi e gestualità che non rendono onore all'umiltà e alla povertà di cui era portatore quest’uomo dalla vita tanto misteriosa e sconosciuta e dal passato incerto ma dalla profonda e, speriamo, genuina devozione che c’è nel mio bellissimo paese, in Italia, in Europa e nel mondo: Rocco!

E quando poi passa la tanto attesa domenica.... che succederà?...... eh già.... viene spontaneo chiedersi se il lunedì sia un giorno come un altro, un giorno staccato dal precedente oppure sia quello descritto da Mons. Bregantini nel libro "Non possiamo tacere".
Forse perché è vero che non possiamo tacere, ma dobbiamo (o meglio dovremmo) parlare domani come abbiamo parlato in quei giorni, portare l'esperienz
a di un giorno di festa nella quotidianità per non far cadere il resto dei giorni nell'anonimato e nella mancanza di quei valori tanto decantati.
A che serve festeggiare per un giorno se poi il giorno successivo ci si è dimenticato dei buoni propositi, delle belle parole e delle buone intenzioni?... Forse erano fumo al vento? forse era ipocrisia mascherata dalla pseudo-gioia per una festa strumentalizzata? Forse sì o forse no; mi piace essere ottimista e pensare che una festa (questa festa), nonostante i tanti difetti, sappia dare i frutti nei giorni e nei mesi seguenti, dimostrando che si può far "festa" ogni giorno, con un po' di sacrificio e impegno, andando controcorrente e impegnandosi come laici nel sociale e nel mondo a tempo indeterminato e non "part-time".....
Quindi, tutto l’anno: evviva San Rocco

Ultimo aggiornamento Domenica 01 Settembre 2013 22:08