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La sfida educativa

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Interessante conferenza dibattito, organizzata dall'Associazione Italiana Maestri Cattolici, presso il seminario vescovile di Locri.
A organizzarla il prof Nicola Chinè, noto uomo di cultura, ex Direttore scolastico, giornalista e sindacalista. Relatore il prof Giuseppe Desideri, Presidente nazionale dell'A.I.M.C. Intervento programmato per il Vescovo  della Diocesi mons. Giuseppe Fiorini Morosini.
Per primo ha parlato il prof Chinè che ha salutato il vescovo che "accanto alle numerose attività, colloca sempre la figura di N.S. Gesù Cristo e ci da speranza, onore e fraternità. In pochi anni ha restituito dignità cristiana." Ha quindi ringraziato il presidente nazionale prof. Desideri, da poco eletto, per aver subito accolto l'invito, in questa torrida estate, a venire a Locri.
Ha proseguito ribadendo i principi ispiratori e le finalità dell'associazione e introducendo al tema del convegno: "Oggi siamo qui per dialogare sulla sfida educativa, come dice la Conferenza Episcopale nel suo progetto e che sarà il grande tema dei prossimi dieci anni".
E' quindi la volta del Vescovo che inizia con l'affermare come oggi il problema educativo sia grave e come vi sia una rinuncia ad educare da parte dei genitori."Paura di essere propositivi per timore di perderli e perciò rinunciano al ruolo educativo".  "come Chiesa non possiamo metterci al di fuori dell'emergenza, siamo dentro con tutte le altre agenzie educative. Non riusciamo ad essere così propositivi da cambiare".Ha quindi raccontato come abbia interrogato dei ragazzi sulla situazione ed essi hanno accusato il distacco, non c'è da parte loro tale fiducia da aprirsi. "Con questi insegnanti non si riesce a entrare nei giovani. Dove andiamo? Dove stiamo andando e cosa abbiamo fatto finora? Come ci poniamo oggi?"Ha continuato constatando come spesso i genitori lasciano i figli abbandonati davanti a internet senza nessun filtro.
La Cei approverà la revisione al documento sulla sfida educativa e poi, sembra  a settembre, verrà pubblicato.
Il documento è stato preparato troppo all'interno della Chiesa. Sua Eccellenza spera che questa osservazione sia stata recepita e venga aperto a tutta la società traducendolo altresì in un linguaggio meno teoloigico.
Una volta pubblicato, il Vescovo ha affermato di volere girare per la Diocesi per diffonderlo e discuterne.
"Il problema della Locride è di cultura: bisogna offrire ai ragazzi modelli culturali nuovi e non" ragazzi che vanno girando per il paese con macchine di lusso, non questo è il modello". 
A relazionare poi il prof. Desideri che inizia col dire come spesso l'emergenza educativa viene vissuta sia come genitore che come docente. Afferma che "la sfida è sempre più complessa e anche per strada i comportamenti dei ragazzi ci lasciano un pò così, non perchè sono negativi e tutti ribelli; ma notiamo che i valori di riferimento sono diversi, non hanno un radicamento serio che porti a un progresso".
Ribadisce poi, in sintonia con mons. Morosini, come il problema sia essenzialmente culturale e come per l'educazione sia essenziale il concorso di tutte le agenzie educative. La scuola e i genitori non debbono essere autoritari ma autorevoli si.
S'è perso molto il ruolo della scuola e spesso l'insegnante è visto come un impiegato.Si va perdendo il fattore cuore anche se essere maestro signufica essere professionista e non missionario.
La parte pedagogica si va perdendo sempre più. Il fattore cuore può legarci di più alla famigliua.
Oggi la scuola è percepita debole e la famiglia non è più un valore.Vi sono zone(meno nel meridione) dove manca la famiglia. Il lavoro deve essre inteso non come un qualcosa che serve solo a far soldi ma come un valore che ci nobilita e da senso alla nostra vita, anche se esso, come tutti i valori, è sacrificio.
Internet offre infinite opportunità, ma lasciato nelle mani di un ragazzo è uno strumento potenzialmente pericoloso.
Oggi i ragazzi non hanno punti di riferimento. Tre i consigli che il relatore da agli educatori:
  • Stare vicino ai ragazzi
  • Essere adulti
  • Presentarsi come modello

Inoltre dovremmo chiederci più spesso se il nostro agire sia stato giusto, se sappiamo ascoltare e non condannare mai la persona ma il comportamento.
"Quanto tempo dedichiamo al vero ascolto? Se riuscissimo a recuperare questo nostro essere uomini forse riusciremmo ad affrontare l'emergenza educativa".
Dopo la ricca relazione è seguito un nutrito dibattito con un approfondimento e un ampliamento del tema in discussione.

Ultimo aggiornamento Sabato 10 Luglio 2010 10:10  

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