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La grande scelta di Benedetto XVI

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11 Febbraio, per la Chiesa Cattolica non è una data come le altre. Nel lontano 1858 l’Immacolata Concezione appariva a Lourdes ad una ragazzina analfabeta di nome Bernadette; nel più recente, ma non troppo, 1929, venivano firmati i Patti Lateranensi che stabilivano il mutuo riconoscimento tra l’allora Regno d'Italia e la Santa Sede. D’ora in poi l’11 Febbraio verrà ricordato anche per l’annuncio shock di Papa Benedetto XVI: “lascio il mio ministero petrino, poiché le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per questo compito”, queste in sintesi le motivazioni per una decisione epocale che non si verificava da circa seicento anni.

Benedetto XVI, al secolo Joseph Aloisius Ratzinger, nato a Marktl, in Germania, il 16 aprile 1927 è stato eletto Vescovo di Roma il 19 aprile 2005, dopo essere stato Presidente della Commissione Teologica Internazionale, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Presidente della Pontificia Commissione Biblica.

 

Considerato inizialmente come un Pontefice troppo conservatore e tradizionalista, nel corso del suo Ministero ha guidato la Chiesa attraverso varie riforme accompagnate, allo stesso tempo, da profonde innovazioni e lucidi ritorni alla viva e intrinseca tradizione bi-millenaria della storia cristiana. In modo particolare sono stati affrontati temi di grande rilievo come il dialogo tra Fede e Ragione, la lotta alla dittatura del relativismo, la morale sessuale e la lotta alla pedofilia, le riforme della Curia, il rispetto per tutte le religioni, l’impegno ecumenico, la continuità con i temi del Concilio Vaticano II, il recupero della tradizione nella liturgia e nella spiritualità e, naturalmente, la difesa della Pace.

 

Seguendo le orme del suo predecessore, il Beato Giovanni Paolo II, ha affrontato numerosi viaggi apostolici in tutto il mondo, tra cui le Giornate Mondiali della Gioventù a Colonia, Sydney e Madrid; inoltre ha assunto un ruolo di primo piano nell'insegnamento e nella spiegazione della fede cattolica, e ancora nella ricerca di soluzioni ai problemi di discernimento della fede. Un ruolo che ha assunto attivamente anche in virtù della sua fama di teologo.

Ma perché questa decisione così radicale? Perché, come dicono alcuni, ha abbandonato il suo compito ed è “sceso dalla Croce”? Quali sono state le vere motivazioni?

Innanzitutto il Santo Padre non ha “abdicato” poiché non è solamente il sovrano della Città del Vaticano, ma anche e soprattutto il capo della Chiesa Cattolica Universale, il Vicario di Gesù Cristo in Terra, colui che fa da ponte (da qui il termine “Pontefice”). Non si può parlare nemmeno di “dimissioni” poiché il suo non è un lavoro, o almeno non un lavoro come qualunque altro. Non si può accusare il Papa di “abbandono”, dal momento che lui stesso, nel suo annuncio, ha espressamente dichiarato che <<continuerà a servire la Chiesa con la preghiera, le sue riflessioni e la meditazione>>, restando quindi vicino ad Essa (esattamente il contrario del concetto di “abbandono”). Dobbiamo quindi fare riferimento, restando fedeli alle parole dello stesso Pontefice e restando nella neutralità del rispetto, al concetto di “scelta”: la scelta di rinunciare, la scelta di farsi da parte, la scelta di voler bene alla sua Chiesa. La scelta di un uomo che, riconoscendo i suoi limiti, non si è sentito più adatto a ricoprire il compito affidatogli dal Divino.

Il Santo Padre, quindi, sceglie di lasciare il suo incarico per il bene della Chiesa, non riuscendo più ad amministrare il suo servizio per mancanza di forze, per l’avanzata età, in un mondo, quello di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede.

La notizia della scelta del Papa, lanciata dall’Ansa grazie all’abilità di una sua inviata nel conoscere il latino, la lingua ufficiale della Chiesa, ha subito fatto il giro del mondo, scatenando i più accesi dibattiti sulla correttezza o meno di tale scelta, sui veri perché e su quello che accadrà.

Restando ancorati, per quanto possibile, su un’ottica oggettiva e valutando i fatti, senza ipotizzare oscure trame di palazzo e assurdi segreti vaticani, di cui non abbiamo notizia e che, fino a prova contraria, proprio per questa mancanza di prove certe, non esistono, ci troviamo di fronte alla scelta coraggiosa e meditata di un Vicario di Cristo che, come suo ultimo insegnamento ai fedeli, ha voluto trasmettere una delle virtù più importanti e spesso disattese del nostro tempo: l’umiltà. L’umiltà di ammettere i propri difetti, la propria mancanza di forze, la semplicità di manifestare la coerenza di una Chiesa istituita per volere Divino, ma pur sempre costituita da uomini. Una scelta, quindi, che non ha bisogno dell’accordo o del disaccordo di qualcuno (lo stesso Codice Canonico nel Canone 332 afferma che in caso di rinuncia non si richiede che venga accettata o meno), ma richiede solo il rispetto e, per chi crede, la riflessione su come poter contribuire, da fedele, a sostenere la Chiesa in questo suo particolare momento.

Alle ore 20 del 28 Febbraio Benedetto XVI ha definitivamente lasciato il suo ministero e la Chiesa è entrata nel periodo di Sede Vacante. Il compito, ora, passa ai 117 Cardinali con meno di ottanta anni, che dovranno eleggere il nuovo successore di Pietro. Proprio nella figura di Pietro si può ricercare un’altra prova dell’umanità e dell’umiltà di Joseph Ratzinger: ovvero umano e umile come il suo primo predecessore che rinnegò per tre volte Gesù Cristo, a sottolineare i limiti in cui incorre qualsiasi uomo e che si fece crocifiggere a testa ingiù, con l’umiltà di chi sa di non poter essere uguale a qualcosa di Divino. Benedetto XVI non ha rinnegato Cristo, la Chiesa o la sua Fede, anzi, ha confermato la sua natura umana che però poggia su una base solida come la roccia, come la pietra su cui “le porte degli inferi non prevarranno”. Una base costituita dalla Fede stessa, di chi sa di fare la scelta giusta per il miglioramento di qualcosa di grande. A discapito dei tanti detrattori del Papa, della fede e della Chiesa Cattolica in quanto istituzione universale, potremmo parafrasare perfino Dante Alighieri: <<vidi e conobbi l'ombra di colui che fece per umiltà il gran rifiuto>>.

di Salvatore Tropea (già pubblicato su “L’eco del Chiaro”, mensile di informazione e cultura locale)

Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Giugno 2013 15:12  

Commenti  

 
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