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Francesco Vai e Ripara la Mia Casa!

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Un segnale di fumo! Nell’era di internet, delle televisioni interattive, dei tablet, delle comunicazioni in tempo reale che azzerano le distanze, ecco che una delle decisioni più importanti per il futuro del mondo è arrivata da un semplice segnale fatto col fumo bianco. Nell’epoca dove si vuole sapere tutto di tutti e subito, immediatamente, nei minimi particolari e senza attendere, ecco che un “fuori tutti” ha fatto attendere il mondo. Tutti si sono dovuti fermare, hanno dovuto aspettare, anche gli uomini più potenti del mondo, o presunti tali, hanno dovuto attendere da fuori, senza sapere nulla se non alla fine, nello stesso momento, insieme a tutti gli altri. Migliaia, milioni, forse più di un miliardo, col naso all’insù o davanti a un teleschermo a guardare, trepidanti, un comignolo. L’accostamento tra segno e significato, da secoli, è semplice: nero vuol dire no!; bianco vuol dire sì!. C’è chi dice che la terza volta è quella buona, il numero tre considerato come numero perfetto: per Pitagora la simbiosi tra il numero dispari (1) e il numero pari (2); per i cinesi il numero della totalità cosmica: cielo, terra, uomo; per il Cristianesimo la Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. E la terza volta, quella buona, dopo due fumate nere e quattro scrutini, arriva alle 19:06 del 13 marzo 2013.

Sono passate circa ventisei ore da quando Mons. Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, ha annunciato l’extra omnes e ha chiuso i 115 cardinali elettori all’interno della Cappella Sistina. Sono passati trenta giorni da quando l’ormai Vescovo Emerito di Roma Benedetto XVI ha annunciato la sua scelta. Dopo circa un mese di tristezza, sconcerto, riflessione, dibattiti, comprensione e attesa, in Piazza San Pietro c’è spazio per un’unica emozione: la gioia. Nei minuti che seguono, il colonnato del Bernini abbraccia più di 100mila persone che, aumentando ancora di numero, affollano anche via della Conciliazione. Migliaia di fedeli che, sfidando la pioggia incessante di tutto il pomeriggio, gettano via gli ombrelli e acclamano, impazienti, il 266° successore dell’apostolo Pietro. Passano altri pochi minuti, tra preghiere, grida e canti, ed ecco che la folla emette il suo ennesimo boato quando il finestrone della Loggia delle Benedizioni si apre per l’annuncio dell’Habemus Papam da parte di un emozionato cardinale protodiacono Jean-Louis Pierre Tauran. Così come per Karol Wojtyła, inizialmente c’è un po’ di disorientamento tra la folla al momento della notizia del nome Jorge Mario Bergoglio, cardinale argentino non conosciuto da tutti. Ancora più grande è lo stupore, gioioso, al nome imposto: FRANCESCO.

Passano pochi istanti e Francesco entra subito nel cuore di tutti i fedeli con poche e semplici parole: “Fratelli e sorelle, buonasera!”. Il Pontefice neo eletto rompe subito qualche protocollo: non indossa la mozzetta di velluto rosso con bordo di ermellino, porta al collo la stessa croce d’argento che aveva da cardinale, prega insieme alla folla per il suo predecessore e chiede con profonda umanità e umiltà la preghiera del popolo verso la sua persona, inchinandosi per riceverla. Una preghiera fatta in silenzio, da una folla immensa, un silenzio assordante che rimbomba per i quattro angoli della Terra e mette in luce la vera unità della Chiesa Cattolica riunita in un momento storico per essa e per il mondo.

La Chiesa è in festa, in un periodo senza precedenti dove si è vissuto l’Avvento nel tempo di Quaresima; ed è una festa che non accenna a placarsi, neanche dopo che il Papa rientra in Vaticano dopo il suo primo incontro con i fedeli. E tutto questo entusiasmo sarà destinato a durare ancora.

Passano pochi giorni, infatti, e la stessa piazza si riempie nuovamente fino a tracimare nelle vie adiacenti, in occasione del primo Angelus dell’ormai ex Primate di Argentina.

Giovani, bambini, adulti, suore, sacerdoti, domenica 17 marzo c’è davvero tutta la Chiesa rappresentata, una Chiesa realmente universale, con bandiere e fedeli da tutto il mondo.

Papa Francesco, ancora una volta in pochissimi giorni, dopo le udienze con cardinali e giornalisti, rivela al mondo tutta la sua umiltà, accompagnata da grande saggezza, profonda conoscenza della Teologia e senso di responsabilità verso il suo ministero. Abbraccia i fedeli, stringe mani, benedice, scherza durante la preghiera dell’Angelus e trasmette profondi insegnamenti così come durante la prima messa nella Cappella Sistina. Altro grande insegnamento e altre emozioni, poi, durante la Messa di imposizione del pallio e consegna dell’anello del pescatore per l’inizio del ministero petrino: custodire il creato, il mondo, le amicizie, la pace.

Nelle scorse settimane ci siamo resi conto, ancora di più, di vivere un momento storico senza precedenti quando, sabato 23 marzo, Papa Francesco ha incontrato, pranzato e pregato insieme al Papa emerito Benedetto XVI che, come lui stesso ha affermato, è stato un incontro tra fratelli; osiamo dire noi, un incontro tra due umili fratelli che hanno fatto e faranno, uno con la preghiera e la meditazione, l’altro col suo nuovo ministero, la storia della Chiesa.

L’ultimo appuntamento di Papa Bergoglio, prima dell’inizio della Settimana Santa, è stato in occasione della Domenica delle Palme, in Piazza San Pietro, che ogni anno coincide con la Giornata Mondiale della Gioventù e la Giornata per la lotta alla Tubercolosi. Ancora una volta il Santo Padre ha saputo dare prova di grande umiltà, grande umanità e attaccamento soprattutto ai giovani a cui ha rivolto gran parte della sua omelia. I giovani, per Francesco, costituiscono, citando Giovanni Paolo II, la speranza della Chiesa e del mondo, la prova più chiara e limpida dell’allegria che non deve mai mancare in nessun cristiano. E questa stessa allegria deve ispirare i giovani per non perdere mai la speranza e l’entusiasmo, facendo in modo che essi “prendano in mano la loro vita e ne facciano un capolavoro”. Proprio in quegli stessi giorni si è svolto a Roma, presso la Pontificia Università Lateranense, il “Primo Meeting Internazionale dei Giovani Cattolici per la Giustizia Sociale” che ha richiamato più di cento giovani da ogni parte del mondo per formare un osservatorio permanente che possa far dialogare giovani e Chiesa. Infine, Papa Francesco dà appuntamento ai giovani a Rio de Janeiro per la GMG Mondiale e, con la papa mobile scoperta, fa il giro in una Piazza festante, non solo per la celebrazione dell’arrivo del Signore in Gerusalemme, ma anche per il suo nuovo Pontefice.

Noi tutti ci auguriamo di poter vedere le immagini delle ultime settimane ancora per molti anni, consapevoli che, proprio in un periodo buio per la Chiesa e per i valori millenari e granitici da essa portati come un vessillo per l’intera società, è arrivato un Vescovo dalla fine del mondo che si chiama come il poverello di Assisi a cui il Signore disse: “Francesco vai, ripara la mia casa; non vedi che è in rovina?”.

di Salvatore Tropea (già pubblicato su “L’eco del Chiaro”, mensile di informazione e cultura locale)

Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Giugno 2013 14:58  

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