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I fondamenti dell'agire, la cultura

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Nella nostra società multietnica, ci si va sempre più rendendo conto di come sia difficile trovare dei principi comuni a tutti, su cui fondare il nostro agire e le regole , indispensabili per una retta convivenza umana.
Il dialogo tra le grandi religioni, per la ricerca di principi universali da tutti condivisibili, è promettente. Ciò perchè le religioni tutte fondano la morale e le norme sul divino; solo l'Incondizionato può condizionare in maniera assoluta, senza a null'altro rimandare che a se stesso.
Il dialogo diviene più difficile tra credenti e "non credenti".
Secondo il parere di chi scrive, dobbiamo innanzitutto analizzare le domande perenni dell'uomo, ridefinire il significato di cultura e porla a fondamento del nostro agire comune.
La cultura, principio e fine nella nostra vita dell'agire di credenti e non, porta inesorabilmente alla ricerca della pace, della tolleranza, della serenità, del bello, della carità, del benessere comune e di tutto ciò che è positivo.
Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Perchè viviamo? In che rapporto stiamo con le cose che ci circondano?
Ecco i primi interrogativi dell'uomo. Ogni uomo, in maniera più o meno consapevole, se li pone.
Porsi tali domande e cercare di dare una risposta logica vuol dire filosofare. Fare una riflessione sulla cultura vuol dire innanzitutto precisare cosa si intende per cultura: dove nasce e dove va. Avendone precisato il significato sarà più facile capirsi, perchè, come spesso succede, le polemiche e le controversie tra persone nascono dal diverso significato che si da alle parole. Secondo la concezione classico-umanistica, essa è il processo di formazione dell'uomo, secondo la concezione antropologica-moderna è quell'insieme di prodotti e valori creati e trasmessi da un gruppo umano e ne caratterizzano i costumi. Prendono spunto da queste due accezioni basilari le varie definizioni, che sono innumerevoli, della cultura.
Il termine cultura ha una comune radice presso tutti i popoli. Presso i popoli pastori e cacciatori, è difficile trovare un termine analogo; per es. presso gli aborigeni australiani e i Boscimani.E' invece un concetto comunissimo presso le popolazioni con tradizioni agricole. All'origine il termine esprimeva il concetto di coltivazione della terra; in seguito s'è ampliato acquisendo anche il significato di coltivazione delle facoltà umane.
Da Socrate il termine cultura non è menzionato, tuttavia la dialettica, che esercita la nostra mente per raggiungere l'assoluta indipendenza dello Spirito (Oikèion) dal resto (Adiàfaron), altro non è che una cultura parziale, cioè la cultura dell'Anima.
Credo che essa potrebbe essere intesa come un concetto originale, ma non completo, di quella che è la cultura generale, così come la intendo.
La cultura è al contempo individuale e collettiva; ogni individuo è figlio della propria cultura e, al tempo stesso, ogni cultura è figlia di ciascun individuo. V'è pertanto un rapporto di causalità circolare; esso, se rettamente impostato e vissuto, è un circolo virtuoso che sempre più si accresce e, in rapporto agli uomini con intelletto, si diversifica e si amplia.
Il significato di "culture parziali" va distinto da quello di "cultura" in senso generale.
Non sono da definirsi culture, neanche parziali, quelle che cozzano con il concetto generale di cultura. Nè tali possono definirsi se esse non sono ordinate alla cultura generale; pertanto non possono esistere culture negative. Da ora userò il termine "subcultura" non in senso negativo ma per indicare una cultura parziale (sempre positiva).
"Cultura generale" è il CAMMINO DI MATURAZIONE DELLA COSCIENZA, CHE SI MANIFESTA NELL'EDIFICAZIONE DELLA BUONA SOCIETA'. In tale iter maturativo, gli elementi principali sono: l'ESPERIENZA, la TECNOLOGIA, l'INTELLETTO, lo SPIRITO.
L'esperienza è la raccolta, attraverso i sensi, della realtà fuori di noi (res extensa), la tecnologia serve ad approfondire l'esperienza e, al contempo, ad agire, cangiandola, sulla "res extensa".
L'intelletto elabora i dati raccolti, sceglie le finalità da perseguire, e il come, attraverso la tecnologia.
Già un buon intelletto, che agisca in maniera corretta, non può non essere su quell'"Iter maturativo detto cultura", in un punto più o meno avanzato.
Il saggio sa che la ricerca del bene comune significa anche la ricerca del proprio benessere; il saggio sa che la solidarietà e in particolare la sussidiarietà, pur se non nell'immediato, porteranno benessere a se stesso e agli altri; il saggio sa che l'eperienza e lo studio sono indispensabili per l'arricchimento e quindi per l'avanzamento della cultura.
Pertanto possiamo affermare che migliaia sono le subculture, ma una sola è quella generale.
Vi sono, ad esempio culture riferite alla nazionalità; alle religioni; alla politica; all'età; allo sport; alla cucina; al settore letterario od artistico; allo stato sociale; ecc. ecc. ecc.
Il punto unitario di tali culture parziali è la raccolta di dati attraverso l'eperienza, la ricezione e l'elaborazione attraverso l'intelletto, l'arricchimento e la maturazione della coscienza.
Le diverse subculture non vanno esercitate a caso nè accettate passivamente. In rapporto alle circostanze ambientali, alle necessità della gente e al periodo storico, è più importante favorire l'una piuttosto che l'altra, che una "taccia" e l'altra "parli", che una rallenti e l'altra affretti il passo. Come in un'orchestra, nella nostra vita, è importante che si raggiunga l'armonia. Essa si raggiunge attraverso la direzione di un buon maestro, attraverso l'umiltà e il sapere attendere il momento giusto, attraverso lo studio e la preparazione, che son fatica...
Se tutti fossimo bravissimi , ma privi di umiltà, l'orchestra sarebbe un fallimento, se tutti fossimo bravissimi, ma volessimo prevaricare gli altri, sarebbe il disastro.
Ognuno ha una propria attitudine (talento) che può essere più o meno spiccata.
Sarebbe augurabile che ciascuno, a seconda del contesto in cui agisce, desse il contributo, nella misura più adeguata.
Ciò ci qualificherebbe moralmente e intellettualmente.
La difficoltà estrema sta nel capire e interpretare i tempi, nel renderci conto di quale o quali possano essere i nostri contributi, in questa grande orchestra dell'umanità.Si potrebbero sbagliare il tempo e/o anche il tipo di contributo.
Ma rifacendoci all'esempio dell'orchestra, essa è diretta da un maestro, tuttavia noi non abbiamo una visione chiara e immediata di quanto egli ci comunica.
In tale fase è molto importante l'esercizio del discernimento.
Maestro e discernimento sono concetti a cui,, credenti e non, danno un diverso significato.
Essendo, tuttavia, tutti d'accordo sulla necessità della ricerca del bene comune, raggiungibile attraverso la maturazione coscienziale (cultura), tutti siamo protesi, in maniera più o meno manifesta, a capire cosa dobbiamo fare e sentire.
Ne deriva, dunque, unanimità di ricerca e di metodo strategico, perchè c'è un comune obiettivo.
Qui, a questo punto, potremmo proporre come elemento fondante delle nostre società la cultura.
Ma , a me cattolico, mi si permetta un'appendice.
Perchè sorge in ognuno di noi una domanda spontanea, a cui si possono dare varie risposte, senza minare l'anzidetta piattaforma della cultura, come bene fondante.
"Cos'è quest'energia, questo spirito vitale - ci chiediamo - che ci induce ad agire per il bene?
Io credo che la nostra natura sia orientata al bene, essendo noi stati creati a immagine e somiglianza di Dio e che vicino a noi ci sia lo Spirito Santo, che nel rispetto della nostra libertà, ci spinge alla ricerca e all'accettazione del bene.
La cultura è il SOFFIO DELLO SPIRITO.
Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Marzo 2011 03:05  

Commenti  

 
0 #1 giannino 2011-03-07 04:17
interessantissi mo
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