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BENVENUTI NEL MIO SITO

Decennale Statua S.Pio ad Ardore

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Il  Decennale della collocazione della statua di Padre Pio da Pietrelcina nella Piazza della Concordia di Ardore Marina è stato rievocato con un’ imponente manifestazione religiosa e civile e con una larga partecipazione della cittadinanza e di autorità istituzionali e religiose.
Dopo la Messa celebrata nella Matrice di S. Maria del Pozzo da don Tonino Saraco e la sua omelia, nell’antistante Piazza della Concordia ha avuto luogo il raduno della cittadinanza attorno alla statua del Santo, dove si è svolta una pubblica conferenza storica tenuta dal prof. Pasquale Angiò che ha narrato la cronistoria di Padre Pio e del monumento ardorese a lui dedicato, capolavoro artistico bronzeo dello scultore ardorese, Domenico Frascà.
A Maria Marzano,  vedova del compianto primo promotore dell’iniziativa, Pasquale Laponte, è stata consegnata   una targa a imperitura memoria da parte del comitato: Pasquale Angiò, Nicola Chinè, Salvatore Cosentino, Roberto Polito, Rosetta Montagnese, Antonella Principato, Rosa Dattilo e Giuseppina Vitalone.
“Vogliamo ricordare e commemorare questo umile Frate cappuccino per aver dedicato la propria vita alla preghiera,  alla meditazione e alla santità – dice il relatore Angiò . Il percorso e l’impegno di noi tutti si realizzano a buon fine. Così – continua Angiò - la statua del Santo regnerà perennemente all’ombra della Chiesa di S. Maria del Pozzo di Ardore Marina”.
La folla cittadina Ardorese, che gremiva esultante Piazza della Concordia, ha salutato lo storico evento Francescano con una prolungata ovazione di festa.
- Da la "Gazzetta del Sud"- di Nicola Chinè.
Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Aprile 2011 11:05
 

Il Terremoto e la Solidarietà

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Il tremendo terremoto, il violento tsunami e il grave pericolo nucleare in Giappone scuotono la sensibilità di ogni uomo a qualunque latitudine. Il primo sentimento di ognuno di noi è il dolore per queste catastrofi, che certamente sempre ci sono state, ma oggi in un mondo glabalizzato e senza distanze, ci toccano più da vicino e ci coinvolgono emotivamente. La rete e tutti i mass-media sono subissati, ed è giusto così, da notizie riguardanti la situazione e su come si evolve e da una cronaca circostanziata su quanto avviene, il tutto dentro un clima di profonda pietas su i malcapitati e di stupore per gli eventi cataclismatici da diluvio universale. In tutto ciò  osservo con piacere, e mi commuove, come da questa piccola e povera terra, fatta di uomini spesso in guerra tra loro e interessati alle nostre piccole miserie, spunti un fiore forte e vigoroso, che nessun tsunami potrà mai scalfire, anzi lo rinvigorisce: esso è il fiore della solidarietà, che in questi casi si mette subito in moto per aiutare chi è colpito da queste calamità emisferiche. Chissà che tanto dolore non sia il prezzo che qualcuno ci fa pagare, per farci volere più bene.... 
Ultimo aggiornamento Domenica 13 Marzo 2011 15:34
 

Lettera ai Giovani

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- Lettera di Fiorini Morosini ai giovani -

 Carissimi,
all’inizio della Quaresima di quest’anno 2011 ho pensato in modo particolare a voi, ai quali guardo come portatori di speranza per il nostro territorio.
La quaresima per i cristiani serve proprio per riflettere e per decidersi a convertirsi sulla base della parola di Dio, che ci interpella sempre. E’ un tempo di grazia concessoci da Dio per fare a livello personale scelte di bene, che sicuramente avranno una ripercussione anche sociale, perché i nostri comportamenti sono alla base delle condizioni di vita che si creano sul territorio.
Nella mia lettera pastorale sulla speranza per la Locride ho detto che c’è bisogno di un rinnovamento delle coscienze alla luce della fede per far scattare il cambiamento desiderato ad ogni livello. E voi siete per noi adulti la voce critica, che ci spinge a dare ragione delle difficoltà che attraversiamo, per creare le possibilità del cambiamento. Infatti il nuovo degli uomini e tra gli uomini nasce sempre da una riflessione critica su ciò che si vive, conseguenza di scelte e di decisioni prese da chi ha in mano la conduzione della comunità ad ogni livello.
Vi invito a non perdere mai la freschezza del vostro senso critico, che è generato proprio dalla speranza che portate dentro di cambiare le cose. Non venga meno il vostro coraggio di andare controcorrente. Se ciò avvenisse, noi perderemmo parte della nostra speranza. Perché sperare nel futuro, se voi pensate che per il nostro territorio non ci sarà futuro diverso?
Ma in questo tempo quaresimale i due valori suindicati, senso critico e coraggio di essere diversi, vi portino anche a discutere su voi stessi, sulla vostra autenticità, sulla vostra coerenza nell’andare controcorrente.
Prendete a modello Gesù, che è la coscienza critica e la luce dell’umanità. Egli, per capire la volontà del Padre e scegliere la strada da percorrere, ha sentito il bisogno di solitudine, di silenzio, di preghiera, di digiuno.
Il suo esempio è uno stimolo per noi, per vivere la nostra quaresima.
Impariamo da Gesù come affrontare la vita, come dire agli altri parole di speranza, come compiere per loro gesti di amore.
Gesù, che doveva portare agli uomini un messaggio di salvezza, per compiere questa missione inizia dalla sua interiorità, per trovarvi dentro l’eco della voce del Padre. Accolta tale voce, si rivolge poi a pochi pescatori sulle rive di un lago e invita anche loro a rientrare nella propria coscienza per convertirsi e iniziare così con lui l’avventura di cambiare il mondo.
Così è cominciato il Cristianesimo: con Gesù che, dopo il digiuno dei quaranta giorni nel deserto, presso un lago e rivolto a poche persone, lancia un messaggio da accogliere personalmente: fate penitenza, convertitevi. Dovunque poi è arrivato lungo i secoli, fino ai nostri giorni, l’annuncio del Vangelo di Cristo, è risuonato lo stesso invito per ogni singola persona: convertiti.
Siete capaci anche voi, di vivere così la quaresima, accogliendo l’invito di Gesù a convertirvi per diventare strumento di vita e di speranza per l’umanità?
Ve lo auguro di cuore,
 + p. Giuseppe
Vostro Vescovo

Ultimo aggiornamento Martedì 08 Marzo 2011 19:10
 

Grazie Roberto Benigni

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Mirabile è stato l'aggettivo più ripetuto da Roberto Benigni e più che mirabile il suo show oggi al festival di Sanremo. Se magari a qualcuno era sembrato un personaggio di parte e non meritevole del premio di cui è stato insignito nel 2007; se questa sera  dubbi ancora persistevano sul personaggio, di sicuro saranno caduti. Ha dimostrato di essere una persona colta, un grande artista, ci ha fatto piangere per la patria. Soprattutto però ci ha fatto sentire orgogliosi di essere Italiani dalle Alpi sino alla Sicilia e ce l'ha messa tutta, nel clima di odio e avvelenato che siamo vivendo, a toccare il nostro cuore, a scuoterci, a farci destare (come recita sin dall'inizio l'inno di Mameli), perchè in un clima di unità e di valori condivisi (anche dalla lega) il nostro paese per cui tanto si sono battuti tanti nostri fratelli, possa vivere nella concordia, nella pace e nella prosperità. Commovente la rievocazione di Goffredo Mameli, ragazzo di venti anni genovese, che ferito muore sei mesi dopo. Altro momento toccante, alla fine del suo intervento, quando Benigni canta senza musica l'inno di Mameli, non in maniera trionfale, ma col tono e l'atteggiamento mesto di un giovane di allora, in cui c'è la speranza ma anche la consapevolezza di tutti gli ostacoli ancora affrontare per coronare il sogno della liberazione dal giogo straniera e dell'unità. Ora, da tempo, il sogno s'è coronato, tanti sono i morti e il contributo che tutto il popolo d'Italia ha dato, cerchiamo di non perdere quanto i nostri padri ci hanno donato col loro sacrificio e finanche col loro sangue. Grazie Roberto per avrci fatto sognare, per averci fatto piangere per averci fatto sentire Italiani!
Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Febbraio 2011 00:29
 

I fondamenti dell'agire, la cultura

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Nella nostra società multietnica, ci si va sempre più rendendo conto di come sia difficile trovare dei principi comuni a tutti, su cui fondare il nostro agire e le regole , indispensabili per una retta convivenza umana.
Il dialogo tra le grandi religioni, per la ricerca di principi universali da tutti condivisibili, è promettente. Ciò perchè le religioni tutte fondano la morale e le norme sul divino; solo l'Incondizionato può condizionare in maniera assoluta, senza a null'altro rimandare che a se stesso.
Il dialogo diviene più difficile tra credenti e "non credenti".
Secondo il parere di chi scrive, dobbiamo innanzitutto analizzare le domande perenni dell'uomo, ridefinire il significato di cultura e porla a fondamento del nostro agire comune.
La cultura, principio e fine nella nostra vita dell'agire di credenti e non, porta inesorabilmente alla ricerca della pace, della tolleranza, della serenità, del bello, della carità, del benessere comune e di tutto ciò che è positivo.
Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Perchè viviamo? In che rapporto stiamo con le cose che ci circondano?
Ecco i primi interrogativi dell'uomo. Ogni uomo, in maniera più o meno consapevole, se li pone.
Porsi tali domande e cercare di dare una risposta logica vuol dire filosofare. Fare una riflessione sulla cultura vuol dire innanzitutto precisare cosa si intende per cultura: dove nasce e dove va. Avendone precisato il significato sarà più facile capirsi, perchè, come spesso succede, le polemiche e le controversie tra persone nascono dal diverso significato che si da alle parole.
Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Marzo 2011 03:05
 

Riforma ma ...insieme

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Lo Stato è costretto a esborsare un sacco di soldi a causa della lentezza dei tempi della Giustizia, secondo il Procuratore Generale della Cassazione Vitaliano Esposito, all'apertura dell'anno giudiziario 2011. Ribadisce, tra l'altro, come i magistrati, per il ruolo particolare che ricoprono, debbano essere riservati e al proposito sottolinea come "ad esso - ovvero al riserbo - non sempre i magistrati si attengono". Critica, per il Primo Presidente della Cassazione Ernesto Lupo, la situazione italiana, e lo sappiamo ben tutti (N.D.R.), secondo cui "sembrano prevalere contrapposizioni, frammentazioni e interessi settoriali, mentre è necessario fortificare il senso della dimensione comune e della coesione collettiva, come presupposto per uscire dalle difficoltà che l'Italia vive".
Presenti alla cerimonia che cade in ricorrenza dei 150 anni dell'unità d'Italia, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,  i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il giudice costituzionale Alfio Finocchiaro , il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli e la Presidente della  Regione Lazio, Renata Polverini.
Intervenendo il Vice presidente del Csm, Michele Vietti, ha chiesto per i giudici il dovuto rispetto. Mentre Il ministro Alfano, dopo avere apprezzato le parole del presidente Lupo, che aveva valutato positivamente la legge sulla mediazione, ha lamentato ostacoli che impediscono le riforme.
Riteniamo che abbia ragione Alfano e forse questa esigenza dovrebbero esprimerla, con maggiore convinzione sia i giudici che la controparte politica. La maggioranza, che numericamente era molto forte, anzichè inpantanarsi nelle leggi ad personam, avrebbe dovuto col fattivo contributo dei magistrati darsi una mossa e migliorare lo stato della Giustizia in Italia. Forse ci sono, come in tutti i campi, dei Giudici non tanto affidabili e persino disonesti, ma la stragrande maggioranza merita stima e fiducia. Infangarla per i nostri problemi personali denota, per usare un eufemismo, poco stile.
Ultimo aggiornamento Venerdì 28 Gennaio 2011 13:47
 


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